Piazza dei Ciompi

Ma chi erano questi Ciompi!? Si chiamavano Ciompi, a Firenze, i lavoratori salariati, ma non iscritti nelle Arti, (specialmente nella ricca Arte della Lana), che rappresentavano un  vasto proletariato privo di ogni riconoscimento corporativo. Tutti operai non qualificati e non inquadrati regolarmente nell’Arte; perciò destinati alla fame ad ogni crisi economica.

Mentre gli iscritti nell’Arte godevano di previdenze e di privilegi, ai Ciompi era negato anche di far “fratellanze”, cioè riunirsi in opere assistenziali, che all’occorrenza potevano diventare covi di ribelli. E un movimento popolare, infatti, è rimasto nella storia col nome di “Tumulto dei Ciompi”. Avvenne il 24 giugno 1378, i Ciompi occuparono il Palazzo dei Priori, chiedendo il diritto di associazione e la partecipazione alla vita pubblica. Grazie all’effetto sorpresa la loro protesta ebbe buon esito! Riuscirono infatti a eleggere come gonfaloniere di giustizia (la più alta carica esecutiva della Repubblica fiorentina) il loro leader Michele di Lando. Ottennero così la creazione di tre nuove Arti che rappresentassero i ceti più bassi (da allora chiamato enfaticamente il popolo di Dio”), quella dei Ciompi, appunto, quella dei Farsettai (i sarti) e quella dei Tintori.

I Ciompi si raduravano, con il favore dei frati francescani, nel quartiere di Santa Croce, sotto l’insegna dell’Arcangelo Gabriele in via dell’Agnolo. Per questo, dopo il risanamento della zona tra Via Ghibellina e Via Pietrapiana, passata la seconda guerra mondiale, nel 1948, venne dato il nome dei Ciompi alla piazza derivata dall’abbattimento delle casupole tra Borgo Allegri e Via de’ Pepi. Così sulla nuova piazza venne ad affacciarsi la casa dove Lorenzo Ghiberti  ebbe la sua bottega. Al n. 11 infatti, sopra una porta, si legge ” DI LORENZO GHIBERTI DELLE PORTE QUESTA FU LA CASA”.

Nel 1955 il Comitato per l’Estetica cittadina, dopo aver recuperato i resti della vasariana Loggia del Pesce, smontata alla fine dell’Ottocento, durante lo “sventramento” del Centro Storico, ricostruì, sotto la direzione dell’ingeniere Giulio Cesare Lensi Orlandini Cardini, quel gioiello di architettura cinquecentesca, ornato da stemmi e da tondi policromi, come policromi erano tutti gli stemmi e gli elementi decorativi della vecchia città, sia per il loro significato araldico e sia come difesa della pietra arenaria. Una volta il mercato del pesce si svolgeva nei pressi di Ponte Vecchio. Nel Cinquecento fu trasferito nel Mercato Vecchio, dove il Vasari costruì la sua elegante e colorita Loggia con gli stemmi policromi dei Granduchi, e i tondi, anch’essi policromi, di soggetto piscatorio.

Distrutta per far luogo alla Piazza Vittorio Emanuele II, oggi Piazza della Repubblica (1885-1895), la Loggia del Vasari venne malamente smontata e i vari elementi furono salvati da Guido Carocci nel Museo di San Marco, dal quale furono tratti in salvo dal Comitato per l’Estetica cittadina.

 
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