Via Torta e l’anfiteatro romano

Siamo nella zona di Piazza Santa Croce e più che torta questa strada dovrebbe essere chiamata “curva” e in modo particolare, curva secondo un arco dell’ellissi. Ellittico era infatti l’anfiteatro romano, di cui è possibile conoscere le dimensioni dalle strade che vi svolgono attorno.

Si parla di un diametro massimo di 126 metri, con una platea interna larga 119×89 metri. Era di medie proporzioni (circa 20.000 posti contro gli 87.000 del Colosseo) e perfettamente riconoscibile nelle sue strutture portanti, anche se qui, come in altri casi (es. l’anfiteatro di Lucca), la sovrapposizione di case medievali ha chiuso gran parte degli antichi archi e sfruttato tutti gli spazi dell’anfiteatro, costruendo sui resti delle strutture perimetrali e dei cunei delle gradinate.

 

Quando fu costruito, tra il 124 e il 130 d.C., si trovava ben al di fuori della cerchia muraria (passava per via del Proconsolo a qualche centinaio di metri) e l’anfiteatro segnò il punto di massima espansione raggiunta della Florentia romana verso est. La zona rischiò di essere demolita durante i lavori di risanamento della seconda metà dell’Ottocento, per costruire un grande viale tra piazza della Signoria e piazza Santa Croce ma  il progetto non venne mai realizzato. Una ricostruzione dell’anfiteatro in epoca romana  si trova al Museo di “Firenze com’era”.

Al n. 7 la “Casa delle Monache di San Donato in Polverosa” è ancora segnata da un disco di pitra su cui è scolpito un pastorale intrecciato con la lettera “D”.

Al n.9 inizia il grande Palazzo Benvenuti da Rondine, chiamato così dal Castello di Rondine nell’aretino. Si stende, senza grande rilievo architettoico fino all’angolo di Via dell’Anguillara, sul quale si trova un bello stemma della famiglia, appeso con nastri svolazzanti ad una mensola di foglie d’acanto.

Sopra una bottega, si vede ancora lo stemma delle Monache Poverine, che avevano il convento nell’attuale Via Tripoli, con monogramma di Cristo. Sul lato destro, invece, si nota la facciata, in stile cinquecentesco, della cappella di San MArtino, appartenente ad una compagnia soppressa nel Settecento. Annessa alla Chiesa di San Simone, oggi serve come ricreatorio parrocchiale. Sull’angolo con Via dell’Isola delle Stinche, un piccolo tabernacolo contieneno stucco colorato con l’immagine della Vergine e del Bambino. Al di là, sull’angolo di Via delle Burella, avanza la prua neoclassica del Palazzo da Panzano, unito più tardi al Palazzo Ugolini già dei Tolomei e poi passato ai Gondi, sporgente su mensole, due delle quali, ai lati del portone, ornate con teste più di gatto che di leone. Una volta la strada si chiamava Via Torcicoda, per il suo andamento curvo, e prima ancora dei Vagellai, cioè dei tintori che usavano la caldaia, detta in latino vascellum. Lo stesso nome ha un’altra via, che da Piazza Mentana va a Via dè Benci. Si trova nel rione dei tintori. Anche la prima parte di Via dell’Anguillara prendeva il nome di Via delle Tinte, per i tintori che vi lavoravano.

 

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